LO SCRIBA - di Alessio Barbieri

LO SCRIBA - di Alessio Barbieri

Pubblichiamo il racconto inedito vincitore dell'edizione ALEXANDRIA SCRITTORI FESTIVAL 2013.
L'autore è Alessio Barbieri.


 
LO SCRIBA

Davanti a sé venti canne di papiro, ciascuna della lunghezza di circa quaranta centimetri. Prese un coltello ed iniziò ad eliminare il coriaceo rivestimento verde scuro, scoprendo il cuore bianco e spugnoso di ciascun fusto. Alex eseguiva ogni singolo gesto con meticolosa attenzione. Realizzò delle strisce regolari dello spessore di mezzo centimetro. Un intenso odore di residui vegetali inondò il laboratorio, ricordando il profumo dell’erba bagnata dopo un temporale. Raccolse i listelli bianchi che aveva appena preparato, si spostò dall’altra parte del locale, e li immerse in una vasca colma di acqua e sali minerali. Alex ripeteva questo rituale ogni giorno. Semplici, rassicuranti, gesti quotidiani. Alex non amava fantasticare. Aveva paura. Paura che qualsiasi pensiero avesse attraversato la sua mente, Lei l’avrebbe rubato.

Immagini, frammenti, ricordi, idee, a Lei nulla sfugge. Ora Lei sa tutto di te. In ogni momento, Lei sa dove sei, con chi sei, cosa leggi, a cosa pensi. All’inizio della Sesta Era gruppi sempre più numerosi di individui iniziarono a condividere con la Comunità ogni istante della propria vita, pubblica o privata. Informazioni personali, messaggi, opinioni politiche, fotografie, abitudini d’acquisto. Miliardi di persone decisero di far parte di Lei.

Il laboratorio era un rudimentale locale attrezzato ricavato da un vecchio capannone, una struttura  isolata in cinque ettari di terreno paludoso che il padre aveva lasciato quale unica eredità. Trascorse  qualche ora prima che Alex decidesse di levare i listelli di papiro dalla vasca di decantazione. Li dispose ordinatamente sul tavolo da lavoro adagiandoli su un panno asciutto, vicini l’uno all’altro, formando uno strato omogeneo. Poi, sopra questo, adagiò una seconda serie di strisce disposte nel verso opposto, ricoprendole con un altro panno.

Tutti noi eravamo parte di Lei, e continuavamo a farla crescere, giorno dopo giorno. Lei fu vista inizialmente come un potente strumento di democratizzazione. Diede l’opportunità a ciascun individuo di condividere le proprie opinioni con il resto della Comunità. Ogni singola espressione,  ogni convinzione, sociale, politica, religiosa, sessuale, ogni idea era come un piccolo mattoncino che contribuiva ad alimentare la Comunità, rendendola sempre più forte. Ogni nostro pensiero era cibo per la Rete. Finché Lei, la Rete, si impossessò di tutto quanto.

Alex prese l’intreccio ottenuto e lo posizionò sotto un torchio. Girò in senso orario il meccanismo a vite abbassando la pressa, fino a quando il composto non fu del tutto compresso tra le due lastre di metallo. Attese. Ripensò ai giorni in cui Lei soggiogò la Comunità. Ricordò una sola immagine. Il comportamento compulsivo con cui lui stesso, quando ancora era un membro della Comunità, contribuiva alla crescita della Rete. Compulsivo, pensò.

I libri si sono estinti molti anni fa. Semplicemente sono scomparsi, perché la loro funzione sociale è svanita. Né quotidiani, né testi di storia, né arte, diari, romanzi. Nulla è sopravvissuto alla rivoluzione della Rete. La Rete dispone di tutte le informazioni presenti sul pianeta. Oggi è Lei a decidere come, quando e con chi condividerle. Tutto ciò che l’essere umano ha prodotto, scoperto e sperimentato nel corso della sua storia, tutto è nella Rete. Anche le elezioni si sono estinte molti anni fa, non avendo più alcuna funzione sociale. Analizzando ogni singolo messaggio scambiato sul web, esaminando ogni blog, immagine, ogni “post”, la Rete si ritiene capace di comprendere la volontà dei cittadini. E’ Lei a eleggere i governi interpretando il comportamento degli individui che partecipano alla Rete. Noi tutti siamo parte della Rete. E la nostra volontà è plasmata dalla Rete stessa.

Alex allentò la pressa. Sollevò i panni imbevuti di acqua, scoprendo il foglio di papiro perfettamente asciutto. Lo adagiò sul tavolo. Ne giudicò la  consistenza, amava sfiorare con i polpastrelli quella superficie liscia. Una sfumatura di serenità illuminò il suo viso. Alex era fuggito dalla Rete. Voleva continuare ad emozionarsi, a raccontare, ad aprirsi alla comunità, e sapeva anche che Lei non si sarebbe mai impossessata delle sue idee. Tremila anni fa la scrittura segnò il passaggio dalla preistoria alla storia. Alex si sedette allo scrittoio e distese il papiro sul leggio. Impugnò un pennino, intinse la punta nel calamaio e la avvicinò al foglio. L’ultima parte del rituale quotidiano. Iniziò a scrivere, e si sentì nuovamente libero.

Alessio Barbieri

Intervista

1) Parliamo di Alessio Barbieri, in breve: come è nata la passione per la scrittura?
Penso che tutti amino raccontare storie. Narrare è nella natura stessa dell’essere umano, più che una passione direi che è un istinto. Ogni giorno della nostra vita creiamo storie, più o meno ispirate alla realtà. Un tempo le raccontavamo attorno a un fuoco, oggi è quello che succede ogni giorno quando siamo a tavola, in ufficio, al bancone del bar, o in viaggio. A me è sempre piaciuto raccontare storie, è nella mia natura. Nella scrittura mi sono imbattuto un paio di anni fa, quando sono capitato (capitato è proprio la parola giusta) in un corso di scrittura creativa. Ho preso in mano una penna e messo su carta quanto mi stava frullando in testa. E mi è piaciuto davvero tanto.

2) Passiamo al racconto "Lo scriba". Mi colpisce la dovizia con cui si racconta la modalità per creare un foglio in papiro: si è documentato molto, al riguardo, o ha avuto un'esperienza diretta?
No, non ho avuto un’esperienza diretta, anche se sarebbe stato bello poter noleggiare un Tardis e farsi catapultare nell’antico Egitto! In verità mi sono documentato, naturalmente sfruttando la famigerata Rete. Stare davanti a un computer a digitare diverse combinazioni di parole nella barra di ricerca di Google è certamente meno affascinante che soffiare su qualche polveroso libro in biblioteca, ma con un po’ di pazienza la quantità di informazioni che si può ricavare dal web è inimmaginabile.

3) LEI, la Rete, una forma di comunicazione diversa da ciò che un tempo era considerata una conquista. Stiamo davvero avanzando o, in qualche modo, stiamo impattando contro qualcosa che ci porterà all'implosione?
Internet, i social network, i blog, sono un meraviglioso e potentissimo strumento di comunicazione. E secondo me tale devono restare: uno strumento. La possibilità di poter condividere, in poche frazioni di secondo, un proprio pensiero con i restanti “2,5 miliardi meno uno” cittadini del web è un’opportunità grandiosa. In quanto strumento, dobbiamo essere noi ad usare la Rete, quando e come ci pare, e non il contrario. Nel mio racconto utilizzo un termine, per descrivere il comportamento del protagonista, nel momento in cui si accorge di essere stato fagocitato dal web: compulsivo. Prova a pensarci, quante persone conosci che si rapportano in questo modo nei confronti dei social network? Che sono totalmente dipendenti da quello che accade online? Per alcune persone la vita sul web ha quasi sostituito quella reale, e a volte ho proprio l’impressione che sia la rete ad usare i suoi utenti. Ecco, non penso che si stia andando verso l’autodistruzione! Ma se poco alla volta (magari per noia?!) cominciassimo a fare un uso un po’ più moderato della nostra presenza online, ci sarebbe forse più tempo per gustarsi la vita reale.

4) Nel racconto, Alex "si sentì nuovamente libero" quando "iniziò a scrivere". E' così che si sente Alessio, quando si scrive? Riesce a raccontare tutte le emozioni che vivono nella sua anima?
Si, quando scrivo mi sento libero. Scrivere è come creare. Anzi, scrivere è creare. Non ti dirò che mi sento come Dio, ma di certo la soddisfazione di essere riusciti a materializzare qualcosa, un personaggio, un luogo, una situazione, che prima di afferrare una penna (o un laptop, eheh) era solo un pensiero, ecco, la soddisfazione è altissima. E’ appagante. Fortunatamente non riesco a dar vita, su carta, a tutto ciò che ho dentro. Non ancora! Significa che posso ancora migliorare molto.

5) "Noi siamo tutti parte della Rete". Ma siamo davvero tutti uguali?
Non siamo tutti uguali. Per fortuna! Ma quando si fa parte di una tribù, poco alla volta, si acquisiscono alcuni comportamenti, abitudini, registri, tipici del gruppo al quale si appartiene. E oggi, chi più chi meno, tutti abbiamo a che fare con la rete, quasi tutti siamo presenti su un social network, tutti parliamo sempre meno e postiamo sempre di più. Incrociamo le dita, e speriamo che non si arrivi al punto di non ritorno (non sono certo il primo a parlare di questi temi!) di cui parlo nel mio racconto, dove “tutti siamo parte della rete, e la nostra volontà è plasmata dalla rete stessa”.
 

Paola Elena Ferri