INTERVISTA AD ALESSIA TROST

1) Proviamo a spiegare il "salto in alto" dal punto di vista di un'atleta: che cosa rappresenta e quali emozioni si vivono, ogni volta in cui si riesce a volare sempre più su?

Immaginate di trovarvi al centro di uno stadio pieno, ventimila persone hanno gli occhi puntati su quella pedana a lato rettilineo. Negli ultimi duecento giorni avete costantemente pensato a quella gara, alla ritmica e alla velocità della rincorsa, all'inclinazione e allo stacco, a quello che sembra un volo, ma che in realtà è solo il risultato di tutto quello che avete lasciato a terra. Avete ai piedi le scarpe chiodate, il tricolore sul petto e davanti a voi solo un materasso. Ventimila persone vi guardano, ma siete soli. Nessun rumore, il tempo scorre solo dentro di voi, e l'unica persona con cui comunicate è il vostro allenatore. L'asta sale, l'adrenalina con essa. State saltando.

2) Campionessa del mondo in giovanissima età: un traguardo non solo professionale, ma anche umano. Che cosa le ha lasciato, questa vittoria? A chi vorrebbe dedicarla, oggi?

Dopo aver vinto i Campionati del Mondo Junior l'atletica si è presentata come la prospettiva di impegno più colorata e forse ovvia. Nel percorso che mi ha portato ad oggi ho incontrato delle difficoltà, sul piano personale e professionale, che hanno allontanato l'obbiettivo e diminuito l'intensità delle motivazioni. Aver raggiunto un risultato importante in giovane età mi ha permesso di credere realmente nelle potenzialità dello sport e della persona, di credere nei valori che questa attività predica dopo averli personalmente individuati e riconosciuti. Se dovessi dedicare quella vittoria ora, la dedicherei al mio allenatore, il quale, con la serenità di una persona esperta, mi ha accompagnato in quella gara, ma ha soprattutto guardato oltre.

3) Una domanda banale: riesce a conciliare la sua attività agonistica con una vita privata comune a quella delle altre ragazze della sua età? Quanto tempo dedica all'esercizio fisico?

Mi alleno e gareggio per mestiere e conseguentemente il tempo che dedico all'atletica è molto, dalle tre alle cinque, sei, sette ore se vogliamo considerare la fisioterapia o le altre attività sportive legate al salto in alto, come la ginnastica artistica. La mia vita privata, nonostante questo, non ne risente: considero l'atletica, dal punto di vista organizzativo, come un lavoro e spero di riuscire ad essere professionale e razionale in questo senso. Certo, a volte è difficile rapportarsi con i coetanei o provare a condurre uno stile di vita adatto ad uno sportivo in un ambiente meno rigido.

4) Lei è molto alta e molto snella, ma il suo fisico è frutto di un grande e costante allenamento. Mi piacerebbe che questo venisse trasmesso alle ragazze o alle donne che cercano un corpo perfetto, privandosi del cibo, affinchè esse non puntino ad una falsa idea di facile perfezione ma ad un'accettazione di sè, con una disciplina sulla propria vita, non contro di essa. Che cosa si sente di dire, al riguardo?

Come potrete immaginare, saltare risulta tanto più agevole quanto la cifra sul display della bilancia è bassa e questo ha fatto si che nel tempo si sia creata l'immagine stereotipata della saltatrice estremamente magra. In realtà non si tratta di uno stereotipo, ma della verità: uno sportivo, tuttavia, deve curare in primis la qualità della propria forma fisica i cui mattoni sono carboidrati, proteine, grassi, vitamine, sali minerali. L'uomo ha bisogno di mangiare e ha il dovere di farlo correttamente, perché tutte le funzioni che è in grado di compiere vengano espletate al meglio. Uno sportivo dimagrisce mangiando bene, praticando la propria attività e concedendosi dei recuperi, fisici e nervosi.

5) Girando il mondo, come viene visto lo sport, nei vari Paesi? Perchè in Italia si tende a considerare di più il calcio, dimenticando che ci sono molte discipline che, spesso, richiedono uno sforzo maggiore?

In questi anni di sport professionistico, mi sono resa conto di quanto in ogni Paese venga considerato e affrontato in modo differente. Sia a livello di educazione sia mediatico. Il trend comune un pochino a tutti rimane che il calcio, inspiegabilmente, attira sempre e comunque tutte le attenzioni. Io comunque non mi lamento, da gennaio faccio parte dell’Unipol Sai Team che, in collaborazione con il CONI, cercherà di sostenere fino a RIO 2016 noi giovani atleti italiani. Io, Carlotta Ferlito, Vincenzo Abbagnale, Gregorio Paltrinieri e Fausto Desalù sotto la guida di una tutor eccezionale come Federica Pellegrini cercheremo di essere un esempio di come lo Sport sia fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei Valori.



6) Come si svolge una sua giornata-tipo?

Nei periodi in cui sono a casa, quindi durante la preparazione invernale, l'allenamento può essere singolo se prevede una seduta giornaliera oppure doppio, nel caso ne preveda due. Quando è doppio mi alleno nella tarda mattinata per poi tornare al campo nel tardo pomeriggio. Quando è singolo, invece, mi alleno alle 17.00 e occupo la giornata frequentando l'università o svolgendo tutte quelle mansioni legate alla mia attività. È una quotidianità varia, gli orari sono sempre diversi, le occupazioni molte e diverse tra loro, in alcune giornate ho molto tempo libero, in altre finisco di allenarmi alle 21.30, in altre ancora mi sveglio alle 5.00 per salire in aereo.

7) Lei ha mostrato il suo talento per il salto in alto sin da quando era una bambina. Come si riesce a comprendere qual è lo sport adatto a ciascuno di noi? Che cosa consiglierebbe alle persone che non possono permettersi di pagare dei corsi, affinchè anch'esse abbiano l'opportunità di prendersi cura di sè, con un'attività fisica?

Correte. Correre è di tutti e gratuito, correre è libero, potete farlo dove volete, quando volete, per dieci minuti o dieci ore. Investite su un buon paio di scarpe da corsa e consumatele, scatenerete le endorfine e vi sentirete felici. Faccio salto in alto eppure correre, durante il periodo invernale, è ciò che di più vicino conosco allo sport, all'uomo, alla terra che scorre sotto di me. Sentirete l'aria nelle narici, vi seccherà gli occhi, farete fatica e ancora fatica, ma rientrando in casa vi sentirete felici.

8) Quali sono i suoi progetti futuri?

Nei prossimi due anni mi piacerebbe riuscire a concentrare in un salto tutta l'esperienza che sto acquisendo. Non vince il più forte, vince chi sbaglia di meno.

9) Che tipo di esempio vuole essere per i ragazzi della sua età, ma anche per le persone più grandi che cercano un punto di riferimento sano?

L'idea di essere d'esempio mi ha sempre impaurito e forse proprio questo ha fatto sì che mettessi testa e corpo nella mia attività, cercando di mantenere alta la concentrazione e lavorando intensamente e con costanza. Credo che per le nostre generazioni sia fondamentale saper affrontare grandi sfide in modo brillante e con estremo impegno, ponendo attenzione sui dettagli e senza temere di sbagliare. Gli errori penso debbano diventare motivazioni. Forti motivazioni per dimostrarsi smart... e farlo senza sosta. Per quanto riguarda la domanda sugli adulti, invece, mi trovo in difficoltà: dagli adulti voglio imparare.

 

10) C'è qualcosa di cui non si è parlato e che vorrebbe aggiungere?

Ne riparliamo dopo gli Europei?

 

 

Intervista a cura di Paola Elena Ferri