INTERVISTA A STEFANIA BELMONDO

                   

Il telefono squilla, e dopo pochi secondi, Stefania Belmondo mi risponde con voce squillante ed energica. Dopo averla ringraziata per il tempo concesso, iniziamo a colloquiare con naturalezza. Ammetto di essere stato molto nervoso, nel poter intervistare uno dei miei miti, eppure Stefania è assolutamente una persona umile e amichevole, e non si sente mai il peso della fama, nelle sue parole. Come spesso accade, la grandezza si vede nella semplicità, e non poteva che essere così nel caso di Stefy Belmondo, nata da una famiglia solida e semplice, che l’ha saputa crescere con dei valori veri, cui spesso ha fatto ricorso durante una carriera gloriosa, ma anche davvero ricca di infortuni anche gravi. Avrebbe anche continuato a sciare per sempre, lei: è stato solo l’amore per i suoi figli, e la voglia di viverli, che l’ha convinta al ritiro, non certo la stanchezza o gli acciacchi!

Quando le chiedo se ha dato più lei allo sport, o il contrario, mi dice con franchezza che probabilmente il bilancio è in equilibrio: è stato un rapporto d’amore ricambiato, quello fra sci di fondo e Stefania Belmondo. Si infervora molto, invece, quando parliamo della poca attività motoria proposta ai ragazzi e ai bambini: come darle torto! E’ evidente che la pratica sportiva, oggi, non faccia davvero parte delle abitudini di troppi giovani italiani.

Non si capisce perché il sistema Italia non sia in grado di pianificare percorsi di studi che permettano di conseguire una laurea pur praticando sport anche agonistico: non tutti gli atleti raggiungono vette di popolarità e di successo tali da garantire loro redditi anche a fine carriera, ed è indubbio che aver conseguito un titolo di studio permetterebbe loro di crearsi una professionalità, su questo punto io e Stefania concordiamo appieno.

Le parlo delle mie origini trentine, e sento la sua voce accendersi di entusiasmo per quei luoghi montani davvero splendidi: togliere Stefania dalle montagne, sarebbe impresa davvero impossibile! Le chiedo quale sia il più grande rimpianto della sua carriera sportiva, e io molto superficialmente avanzo l’ipotesi che sia stata poco gratificata economicamente per quanto ha dato, e invece Stefania mi lascia davvero senza parole: mi dice che i soldi erano proprio l’ultima cosa che avesse in mente,il suo unico rimpianto è… non avere vinto abbastanza! Ammetto lo stupore davanti a una risposta così: ma come, ha vinto più di 20 medaglie, fra olimpiadi e campionati mondiali, è una delle atlete più titolate di tutti i tempi!

Capisco immediatamente che, nella sua risposta, non c’è nessuna presunzione. Mi racconta infatti degli allenamenti massacranti svolti ogni anno, in luoghi impervi e in condizioni climatiche spesso difficili,; vi confesso la vergogna che ho provato nel pensare che ho percorso meno chilometri in un anno con la mia automobile di quanti ne facesse lei per prepararsi alla stagione agonistica!

Le chiedo, a mente fredda, se pensa che il fenomeno doping le abbia sottratto almeno una parte dei successi che sperava di ottenere, ma Stefania ancora con grande umiltà non vuole fare nessuna accusa, neppure generica. Si arrabbia ancora pensando al bronzo di Salt Lake City, e a come non fosse stata premiata sul podio solo perché superata da due atlete risultate positive al test antidoping. Ricevere dopo due anni una medaglia di bronzo, non ha lo stesso sapore, ci si sente derubati di un’emozione sempre nuova.

La sua grandissima voglia di sci, la sua grinta, le hanno permesso di superare infortuni gravissimi, come quello iniziato con un banale alluce valgo, evoluto in una brutta infezione, e di cui ancora oggi, a distanza di oltre 15 anni, porta i segni indelebili. O la schiena, altro suo tallone d’Achille. Non si è arresa neppure quando i medici le hanno caldamente consigliato il ritiro: troppo forte la voglia di vincere, di dare un senso agli sforzi immensi da lei profusi.

E che il suo rapporto con lo sci nordico sia stato di profondo amore, lo si avverte quasi fisicamente, ad ogni parola che proferisce, in particolare quando ricorda con affetto e amicizia i suoi skimen, e tutti quanti l’hanno aiutata a raggiungere le vette dello sport, ma che non vengono mai ricordati al grande pubblico. Il suo rapporto con le sue avversarie è stato sempre improntato al rispetto e all’umiltà, sapendo bene che solo così avrebbe potuto carpire dalle migliori avversarie tutti quei piccoli accorgimenti che danno una marcia in più.

E lo stesso vale nel rapporto, spesso forzato dai media, con Manuela Di Centa, che si è voluto far vedere come una specie di dualismo, che in realtà era tale solo in gara, cosa naturale per due vincenti nate!

A volte mi chiedo perché in questo Paese si tenda a dare così tanto risalto e spazio a eroi negativi, o persone prive di qualsiasi spessore umano o culturale, e si dimentichi con tanta facilità chi ha dato lustro e onore all’Italia. Abbiamo almeno 3 o 4 programmi televisivi, spesso in prima serata, che parlano di crimini e criminali, e NEMMENO UNO che parli degli innumerevoli fulgidi esempi che abbiamo avuto l’onore di avere come compatrioti.

Permettetemi di chiudere l’articolo esprimendo a Stefania i miei migliori auguri per le sue attività presenti e future,  e ringranziadola per avermi permesso di coronare un mio sogno intervistandola!

 

Donato Corvi