IN PUNTA DI PIEDI – L’ARTE DI SEBASTIAN MELO TAVEIRA

E' con questo atteggiamento che mi sono sempre posta di fronte alle nuove leve della Danza: critica, forzatamente passiva, indifferente… un totale rifiuto che non mi ha più permesso di apprezzare chi, con impegno e disciplina, prosegue nel suo sogno, senza sgomitare, senza prevaricare, senza perdersi nei “se” e nei “ma”, solo ascoltando la voce del cuore che dice: prendi, alzati e vai, non ti voltare indietro, non ti fermare, non avere paura, perché io sono dove tu sei e tu sei dove io ti conduco. Utopia? Per noi che abbiamo passato i quarant’anni, per noi che l’arte è diventata quasi come una chimera avvolta dalle disillusioni del passato, forse, potrebbe esserlo. Forse. Perché, in fondo, non smettiamo mai di crederci. E, col tempo, sempre forse, ricominciamo a lottare per tutto ciò che sappiamo non avere età, poiché i sogni non seguono il successo, ma solo l’intensità delle intenzioni; ricominciamo a cercare “scintille emotive” che ci portino a vivere quello che abbiamo solo fatto “addormentare”, in attesa di quel “bacio per l’anima” giunto da chissà chi e chissà dove – poco importa – il quale, miracolosamente, riaccende in noi quella fiamma mai spenta.

Così, all’improvviso, vediamo angeli umani riportare in vita la voce interiore che chiede di riemergere dalle disillusioni, spesso senza preavviso. Un po’ come è successo a me, quasi per caso, settimana dopo settimana, forse anche con una certa sufficienza: può, forse, una quarantaquattrenne, guardare un Talent dedicato soprattutto a ragazzi ancora “potenziabili” nelle loro capacità? Teoricamente, tutto è possibile. Concretamente, ci si vergogna. Poiché, se è vero che la TV entra prepotentemente nelle nostre case, spesso senza nemmeno chiederci il permesso di farlo, è altrettanto vero che la società giudica chi segue queste trasmissioni adattate a chi coltiva i suoi sogni come frutti pronti a maturare, con cura e dedizione, a volte anche con un po’ di incoscienza.

Chi mi conosce, sa che non amo spendere parole su nessuno in particolare. Chi mi conosce, sa che riservo i miei complimenti a rari momenti di spensieratezza. Chi mi conosce, sa che non ho modelli da seguire, né ispirazioni cui fare riferimento, tranne me e la mia – a volte eccessiva – razionalità. Ma, poi, capita che, all’improvviso, una stella cada dal cielo, così, in punta di piedi, con l’eleganza di quel ballo sbiadito nel ricordo, con la soavità di una passione pura e discreta, con la responsabilità di chi lotta per i suoi sogni, senza mai perdersi. Ed è questo, ciò che è successo, questo è ciò che mi ha portato ad esaltare le doti comunicative di un giovane ballerino, il diciottenne vigevanese Sebastian Melo Taveira, finalista nell’edizione 2016 – 2017 di “Amici”: l’improvvisa folgorazione dell’anima che riconosce, in un’altra anima, quel fuoco dell’Arte che non vuole confini, sottili comunicazioni fatte di gesti, poche parole e tanto talento. Così, intrisa di questa “rinascita”, ho deciso di parlare di questo giovane talentuoso, che poco dice ma molto fa, affinché altre anime in cerca di una scintilla possano ricevere altrettanta pura ispirazione. Un giudizio di parte, forse, il mio che, tuttavia, senza nulla togliere ad altri talenti proposti, riconosce quel “qualcosa in più” di cui tutti, in fondo, abbiamo bisogno.

Ascolta il Messaggio, non il Messaggero”: è ciò che si sente dire molto spesso e che, altrettanto spesso, affermo anche io. Ma quando Messaggio e Messaggero si fondono in un unico significato, tutto si fa più chiaro e diventa esempio per chi è proiettato nel futuro, sempre e comunque, senza arrendersi mai. Così, l’Arte torna a ballare tra le mani, i piedi, il corpo di Sebastian e giunge a noi, sgrezzata dall’inquinamento dei pensieri, purificata dall’aspettativa, semplicemente per come è, nella sua notevole perfezione. E il capolavoro si trasforma in prospettiva, possibilità, e l’essere umano diventa comunicazione infinita, rinascita, ma sempre con educata discrezione, con fatto oggettivo, con giovane verità. E non si può che sostenere questo ballerino talentuoso, sì, ma con quella scintilla in più da cui scaturisce l’emozione di chi, quasi con sorpresa, ricomincia a credere nel futuro e, attraverso la sua vittoria – sperabilmente – gioisce anche per la sua.

Sebastian Melo Taveira. Questo è uno dei tanti nomi della speranza. La voce dell’Arte che entra nell’anima in punta di piedi. E lì, rimane.

 

Paola Elena Ferri

 

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