Greco eroe d'Europa - di Francesco de Palo

Greco eroe d'Europa - di Francesco de Palo

PREMIO CONTEMPORANEA D'AUTORE 2014
Vincitore della sezione SAGGISTICA EDITA: "Greco eroe d'Europa" (Albeggi Edizioni) di Francesco de Palo.

1) La recente e tuttora imperversante crisi economica, ha messo a nudo tutte le debolezze intrinseche nella Unione Europea. A suo avviso, quello che è avvenuto in Grecia deve fare suonare campanelli di allarme anche negli altri paesi dei cosiddetti PIGS, e più in generali nei paesi meno strutturati economicamente?
I campanelli di allarme suonano ormai quotidianamente, il problema è che chi li suona viene tacciato di essere una Cassandra. In Grecia si è oggettivizzato un tragico esperimento: come cedere sovranità ad un soggetto terzo, la troika, senza risolvere il nodo di sempre, il debito. L'Europa è indebitata oltremisura, ha speso ciò che non aveva, e le banche dal 2010 sono alla ricerca di una soluzione. Che in Grecia è stata trovata, chiudendo quei debiti con altri debiti fino al 2050. E'il destino che credo spetterà anche agli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a meno che non decidano per una rivoluzione antropologica. Ma le rivoluzioni si fanno col sangue e con la fame. Due elementi che in Italia ancora non si vedono.

2) Il quadro emerso in Grecia, grazie anche al coraggioso lavoro di giornalismo d’inchiesta, è inquietante: Poteri forti ed occulti che nei fatti decidono della sorte di governi e popoli. Resta un caso isolato, dovuto alla particolare situazione ellenica, o uno scenario simile potrebbe avvenire anche in Italia?
Stando ai fatti che la cronaca ci ha fornito, emerge che in Italia dal 2011 si sono succeduti tre premier, non eletti, che hanno solo aumentato le tasse, rassicurato la finanza internazionale, senza riforme strutturali. Solo quelle, infatti, così come fatto dal cancelliere tedesco Schroeder dieci anni fa, potrebbero salvare un Paese come il nostro, preda di corporativismi, ritardi atavici, inefficienze burocratiche figlie di trent'anni di cattiva politica. Non sono un complottista, né un retroscenista: solo registro come negli ultimi tre anni l'Italia sia stata guidata da "commissari" che non erano stati scelti democraticamente dal popolo (tra l'altro senza risultati significativi). E non è una bella notizia per la Patria del diritto. Nessuno si chiede, ad esempio, perché in Grecia si parli solo ora di miniere di oro, bauxite, di giacimenti di gas e idrocarburi o di privatizzazioni che stanno svendendo per pochi euro società e partecipate. E'il drago a sei teste del capitalismo mascherato da democrazia, che fagocita tutto. Ma gli imprevisti anche per manager e agenti di borsa sono all'orizzonte, così come la storia di ricorda.

3) In Italia sembra mancare, o essere quantomeno molto limitato, il fenomeno del giornalismo di inchiesta. Da più parti si inveisce spesso verso i mezzi di informazione “asserviti” alla politica. C’è davvero, a suo avviso, una delegittimazione del giornalismo, o si tratta di eccessive preoccupazioni di alcuni?
In Italia il giornalismo di inchiesta conta su poche frecce al proprio arco, anche grazie a movimenti "editoriali" anomali, come la fusione tra Stampa e Secolo XIX, con il primo soggetto già azionista del Corriere della Sera. Negli Usa una cosa simile sarebbe passata sotto silenzio, mi chiedo? Il nostro è un mestiere rischioso se lo si fa bene e fino in fondo. Personaggi come Giancarlo Siani hanno pagato il prezzo più alto per il bene ideologico dell'informazione. E il maestro del giornalismo italiano, Indro Montanelli, ha subìto il piombo di armi da fuoco. Non dimentichiamolo. Nel mio piccolo, una mia inchiesta pubblicata sul fattoquotidiano.it sulla Lista Lagarde degli evasori ellenici è stata messa agli atti della speciale commissione del Parlamento greco che indaga sulla maxi evasione. E il giornalista greco che per primo l'ha pubblicata, Kostas Vaxevanis, è stato arrestato e processato nel suo Paese. Questa è libertà di stampa?

4) Negli ultimi decenni, la storia Italiana è stata costellata di episodi di corruzione e malcostume politici, spesso di proporzioni nazionali. La reazione popolare è stata, per lo più blanda e di brevissima durata. Crede che il popolo Italiano si sia “rassegnato” ad una classe dirigente corrotta?
La reazione lo scorso anno c'è stata ed è stata di proporzioni storiche per la democrazia bianca rossa e verde con il voto in massa al partito di Beppe Grillo. Senza entrare nel merito del M5S, mi limito a osservare come quella risposta sia essa stessa stata il segno della frattura, netta e per ora non calcificata, tra politica e cittadini. Semplicemente perché chi ha causato l'attuale disastro italiano non risulta più credibile agli occhi di elettori e lavoratori. (*)

5) In questi giorni, il governatore della BCE, l’italiano Mario Draghi, ha fortemente invitato gli stati della Unione Europea ad intraprendere un serio percorso che porti alla cessione di sovranità nazionale, per convergere verso una più concreta forma di unità transnazionale. Crede che sia una strada percorribile?
La cessione della sovranità nazionale è anticostituzionale e servirebbe solo a chi, più forte, vorrebbe diventare finanziariaente eterno. Chissà cosa penserebbero i padri costituenti italiani di queste parole del numero uno della Bce. E per poi ottenere cosa? I benefici veri per gli Stati membri scaturirebbero solo da una rivoluzione copernicana dell'economia e della società, con l'uomo al centro dell'agorà e non secondario rispetto a spread e numeri così come accade ora. "Questa Italia non ci piace" ebbe a dire il meridionalista Amendola, ma da quel dibattito purtroppo nulla è cambiato. E'il concetto stesso di antropos e di polis che va ridefinito, con la cultura a fare da motore non gli interessi di piccoli e potenti gruppi. Il caso di Bernie Ecclestore, patron della Formula 1 che nella rigida Germania ha patteggiato una pena versando 100 milioni di euro, è emblematico.

6) Per contro, durante questi durissimi anni di crisi economico-finanziaria, sono molto cresciuti, un pò in tutta Europa, movimenti politici di stampo anti-europeo, o euroscettici. Siamo forse di fronte ad una scelta di campo, o il processo di unione è ormai irreversibile, nel bene e nel male?
Personalmente sono un europeista convinto, immaginando un grande continente che si estenda idealmente dall'Atlantico agli Urali. Purtroppo nei fatti ciò non si è verificato per l'incompetenza di euroburocrati che hanno disatteso gli spunti dei padri fondatori dell'Ue: Schuman, Adenauer, Spinelli e De Gasperi, che altro avevano predicato rispetto all'attuale Ue. Oggi la politica scialba e senza approfondimenti, cavalca l'onda dell'antieuropeismo per meri scopi elettorali, ma essa stessa non ha la benché minima idea del ruolo assolutamente marginale che l'Italia avrebbe fuori dal contesto Ue. In un momento geopolitico caratterizzato dalle grandi alleanze, come quella andata in scena recentemente tra Russia e Cina, e dove le grandi partite si giocano ormai sui tavoli del G2, come si può pensare ad un'Italia isolata?

7) Lei ha scritto un testo indubbiamente interessante. Parlando di libri e di lettura, l’Italia è stabilmente relegata tra i paesi con il minor numero di libri letti pro capite, e ancora più in basso come numero di lettori. Secondo lei, come mai una nazione che ha dato alla cultura più di ogni altra al mondo, oggi non riesce ad acculturare i propri cittadini e neppure a valorizzare il pur sterminato patrimonio artistico?
Perché l'Italia e gli italiani hanno perso un sogno. I nostri nonni e i nostri bis nonni hanno affrontato due guerre mondiali, al termine delle quali la meta tanto attesa era la ricostruzione di un grande Paese come il nostro. Da lì sono partiti i capitani di ventura che hanno creato le Pmi italiane, il fiore del benessere economico degli anni '60. Ma quello stesso benessere in seguito non è stato metabolizzato da un punto di vista culturale dalle generazioni successive, che con la "pancia piena" si sono addormentate in un oblìo che dura ancora oggi. Occorre uno schock per far ripartire il sogno italiano, quel grande vento di creatività e ingegno che ci ha fatto guadagnare galloni in tutto il mondo. E quell'occasione prende il nome di crisi economica. La parola crisi viene dal greco, dove crisi è rottura ma anche occasione. Se saremo arguti nel trasformare l'architrave della società e delle nostre polis tarando le nostre vite su altri parametri, allora torneremo quel grande popolo che ha fuso cultura ellenica e ius romano e che creato un impero in Occidente e in Oriente. Altrimenti, così come accaduto prima del Rinascimento, restaremo imbrigliati nelle reti di questo o di quel conquistatore.

(*) N.B.: Il Magazine si dissocia da ogni forma di politica, e non risponde personalmente dei pareri degli intervistati.

 

Donato Corvi