Come ci si accorge se l'amore è giusto o sbagliato?

I SEGNALI

Premetto che non ritengo esista un modello generalizzabile di amore "giusto": dipende dal tipo di personalità e dal grado di equilibrio raggiunto da uno dei due membri della coppia o da entrambi. Ad esempio: per alcuni, l'amore "giusto" consiste nel "volare di fiore in fiore"; costoro non amano approfondire i rapporti, nella sfera affettiva sono rimasti adolescenti, mentre, a volte, raggiungono alti gradi di evoluzione in altre aree della loro vita. Per altri, l'amore "giusto" è qualcosa che cercano senza mai trovarlo: o cambiano, anche loro, continuamente partner, oppure si attaccano ostinatamente ad un partner che li fa soffrire nella vana speranza che "cambierà". Dico che, per costoro, il loro è l'amore "giusto" perchè non sarebbero disposti a cambiarlo per nulla al mondo. D'altra parte, come terapeuta, mi sono abituato ad intervenire solo se chiamato in causa e, quindi, non mi permetterei d'intervenire e neppure di giudicare se le persone interessate non mi chiedono aiuto. Mi limiterò, pertanto, a descrivere i tipi più frequenti di amori "sbagliati" che ho riscontrato in persone sofferenti. In queste, il superamento di questo tipo di rapporto è stato parte integrante del processo di guarigione.

Nelle persone sofferenti di cui dicevo, i segni più frequenti della loro tendenza all'amore sbagliato sono, innanzi tutto, il "non sentirsi capiti" e il "non essere in grado di capire". Da ambo le parti si tende in eccesso a "giudicare" anzichè a "capire". Correlato a questo fatto, c'è un eccesso di "doveri" ed un difetto di situazioni appaganti: si debbono seguire regole rigide per sfuggire ad un giudizio negativo del proprio partner, il che uccide la spontaneità, il piacere e le soddisfazioni che ciascuno potrebbe trarre dal rapporto.

In queste persone, il processo di guarigione che consente loro di trovare l'amore "abbastanza giusto", consiste, da un lato in una "esperienza emotiva correttiva" che consenta loro di colmare nella sede giusta (ossia nella situazione terapeutica e non nel rapporto d'amore) quelle carenze affettive che le portano a pretese eccessive nei confronti del partner. D'altro lato, il processo che porta alla guarigione consiste in una sorta di "lutto", di progressiva rinuncia: a queste persone è mancata, nelle fasi iniziali della loro vita, l'illusione di un totale possesso e controllo della persona che costituisce l'oggetto d'amore (ossia la madre, nei confronti della quale è necessaria quella che Winnicott chiama "illusione primaria"); trasferiscono, perciò, sul partner questo loro bisogno antico mai appagato e ciò impedisce loro di capirlo, soprattutto nelle sue debolezze e nei suoi difetti. Se il partner "sta al gioco" si crea una reciproca pretesa di un possesso e di un controllo totali impossibili che rendono il rapporto una prigione e un inferno. Ecco perchè può guarire queste persone soltanto un lutto, una rassegnazione alla perdita di un totale possesso e controllo, ossia la rinuncia all'appagamento del bisogno antico. Ci si deve rassegnare al fatto che ci si possiede e cisi controlla solo in parte; è tuttavia una rassegnazione feconda perchè consente, finalmente di capirsi e d'essere spontanei.

 

Dott. Sabino Nanni