10 DOMANDE A... LEONARDO BONETTI

                      

Ce l'abbiamo fatta, Leonardo! Nonostante tutti i tuoi numerosi impegni hai trovato il tempo di rispondere alla mia intervista e, di questo, te ne sono molto grata! Cominciamo subito!
 

1) Musicista, compositore, poeta, scrittore... qual è l'arte a cui ti senti più vicino?
Non c'è niente da fare: non riesco proprio a collocarmi all’interno di uno specifico campo del linguaggio. La lingua, i linguaggi, sconfinano sempre, per me, nel mare dell'espressivo. E anche se addentrarsi nei loro territori significa già rischiare di smarrirsi, consapevole quanto, in questo viaggio, abbiano estrema importanza i sestanti e le mappe per orizzontarsi in una regione non ancora del tutto esplorata, io non posso fare a meno che abbandonarmi a una fiducia ingenua, seguendo per istinto la guida alla ricerca della parola. In uno scavo che è, anche, scavo delle ragioni stesse del vivere.

2) Come riesci a conciliare la tua attività di insegnante con la tua creatività artistica? Come vivi il passaggio da un "mondo" all'altro?
Sarà che nella pratica quotidiana dell'insegnamento tutto ruota intorno all'esperienza di ciò che è umano attraverso la lingua. Sarà che scrivere è già donare all'altro il senso musicale della propria parola, rendendo attuale, seppure in uno sforzo votato all’insuccesso, il senso di un cuore giovane, di una scoperta inattesa. Per tutto questo, forse, l’insegnamento diventa per me, ogni anno di più, un momento altamente creativo in cui, quasi miracolosamente e come per un dono non richiesto, rivivo lo stupore di chi si trova all’improvviso davanti al miracolo dell'espressivo. Così che la parola, la parola dell’allievo, vibra di nuovo come la prima volta. E sono io ad apprendere qualcosa di vitale.
 Ma devo anche confessare che non c’è nulla di più alieno, per un insegnante, che l’intraprendere l’avventura della scrittura. Chi esercita l’atto creativo non si mette mai in cattedra. Non assume la posizione del dispensatore di verità. Non ha una platea di discepoli cui elargire il suo sapere. Chi scrive vive, al contrario, una condizione perennemente infelice, di inferiorità, sia nei confronti del mondo esterno, sia nei confronti della materia su cui va plasmando alla costante ricerca della sua vera forma.


3) Ti stai affermando sempre di più come scrittore: hai la sensazione di aver espresso tutto ciò che volevi o pensi che il libro più importante debba ancora essere scritto?
Si spera sempre, scrivendo, di poter lavorare ancora a qualcosa di importante. E di vivere nuovamente un momento intenso, necessario. Sennonché siamo condannati a camminare a vista in attesa di una visione che ci sorprenda, al di là delle nostre reali capacità di invenzione. Quello è il momento di pienezza più alta, quando si incontra un orizzonte disponibile a tradursi in progetto, in libro. La mia attività di scrittura è quotidiana. Scrivo su tutto. Con ogni mezzo. Ma sono le circostanze, il raggiungimento di una condizione irripetibile e fuori da ogni controllo, a determinare davvero la possibilità di trasformare questo impegno radicale in un organismo e in un mondo.

4) Sei impegnato in molte presentazioni. Come vivi il rapporto con le persone? Riesci a trovare il tempo per scrivere, o per continuare la tua attività artistica?
Sono un isolato e un marginale. Ho estrema consapevolezza di questa mia condizione esistenziale oltre che letteraria. E non amo espormi né esibire le mie creature. Ma non voglio nemmeno fuggire di fronte alle contraddizioni dello scrivere, atto tra i tanti il più riservato ed esclusivo ma, al contempo, aperto per sua natura alla categoria del dono. Perché si scrive nel momento in cui l’eclissi del lettore è già perfettamente compiuta, quando la pienezza del mondo creato diventa da sola esperienza di scrittura. E solo al crepuscolo di questo stato di grazia, quasi per compensare la fine di un momento irripetibile, lo si mostra con pudore. È un regalo o un testimone da consegnare a chi avrà la forza per proseguire il suo cammino? A questa domanda non saprei rispondere. O forse non saprei ancora rispondere. Mi sembra che sia un’interrogazione vitale per ogni scrittore, capace, almeno, di permettergli ancora di camminare, di scrivere, di vivere.

5) In un'intervista ti sei definito "una persona affetta da inquietudine e tenerezza nei confronti della vita, che cammina sulla riva dell'espressivo alla ricerca di un varco, per dare fondo al nucleo d'energia avvertita intorno e dentro di sé.". Pensi che la figura di un artista possa essere spiegata con le stesse parole che hai usato per descrivere te stesso?
Non so. Non sempre, comunque. L'arte è, per me, solo uno degli aspetti dell'esperienza creativa. C'è il mare dell'espressivo, prima, che considero determinante nel processo del fare poetico. Un luogo interiore, particolarmente vivo, profondo, oscuro. Una zona d’ombra che porta con sé, come corollario, una fascinazione perturbante. È questa regione che vive prima e al di sotto della coscienza che l'arte può interpretare solo per alcuni aspetti. Senza poterne mai fare a meno. Perché un rapporto costante con questa regione è inevitabile, per un artista, se non si vuole rischiare di procedere stancamente, a stento, in un processo di desertificazione creativa. L'arte, infatti, vive nel sentimento poetico del mondo. In un rapporto, quindi, di nostalgia nei confronti del tempo perduto, del paese dell'infanzia che forse non è mai stato. In ogni cosa, anche la più vicina, la più evidente, intuisce un mondo nascosto al riparo della sua ombra. Solo la poesia, non un genere specifico quindi, può tenere insieme queste due rive: l'espressione del mistero dell'essere e l'arte della mimesis.

6) Se tu dovessi scrivere il libro sulla vita di qualcuno, sceglieresti un'autobiografia o preferiresti raccontare la storia di qualcun altro? E perchè?
Non saprei rispondere. Sono per me i personaggi a dettare la prospettiva di una storia. E d’altronde non c’è personaggio uomo, come direbbe Debenedetti, che non alluda a una categoria della contemporaneità. Quest’uomo, questo personaggio è, sempre, il prodotto di un senso preciso di umanità nel nostro tempo e, al contempo, la proiezione di un io che scrive. Ogni romanzo nasconde con gran cura così tanta materia autobiografica da dover essere costretto a prendere vie sempre nuove, trasformandosi, dislocando le necessarie richieste di senso all’interno di un ambiente, una società, un mondo.

7) Molti autori seguono regole ben precise, per avere il romanzo chiaro, dall'inizio alla fine. Tu sai a priori che cosa accadrà, o la storia si svolge nell'attimo stesso in cui cominci a scriverla?
Quando scrivo non ho mai davanti a me una struttura definita. Prediligo mettermi in ascolto, seguire i personaggi che vengono a visitarmi in particolari momenti di disponibilità (loro e mia). Essi rappresentano, dal mio punto di vista, quel certo luogo dell’essere misteriosamente giovane di cui non faccio che indagare ogni piega con gli strumenti della parola. Qualcosa da custodire con cura perché fragile, irripetibile. Sarebbe troppo semplice rompere l’incanto utilizzando l’armamentario tipico dell’uomo di lettere. Un autore ha sempre la possibilità di violare l’indipendenza e l’autonomia delle sue creature. Una tentazione e un peccato tra i più gravi. Mai, credo, si dovrebbero inquinare le sorgenti del senso più intimo di un’opera con l’intrusione di quanto è, ideologicamente, esterno, pertinente più a chi esercita il ruolo dello scrittore che a chi cerca, per condanna e vocazione, l’uomo in sé attraverso la scrittura.

8) Hai detto di "aver bisogno di indagare e scavare intorno ai personaggi, di interrogare i loro destini". Questo bisogno nasce per conoscere meglio te stesso o c'è qualcosa che vorresti lasciare alle generazioni future? In questo caso, che cosa?
Come dicevo, non c’è nulla che io possa consegnare all’altro al di fuori di questa inesausta interrogazione sulle creature e sul mondo. Né potrei pretendere di tenere in pugno una mia verità personale, privata. Il paesaggio del mondo e dell’anima è sempre intrinsecamente inafferabile. Ecco perché non verrà mai meno la necessità del viaggio nel mare dell’espressivo. Il mistero non può essere sciolto. Continuerà a esercitare la sua potenza assoluta. Forse anche in virtù della nostra impotenza. Rimane la testimonianza dell’opera in quanto tale. Così che il senso del dono rimane ancora, dopo millenni di storia, ancora perfettamente intatto.

9) C'è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti aggiungere?
Solo ringraziarti per questa bella opportunità di dialogo, di confronto.

10) Vuoi ricordare i tuoi prossimi appuntamenti?
A questa domanda, Leonardo lascia il campo vuoto. Ma non preoccupatevi! Tutti suoi impegni possono essere seguiti direttamente dal suo sito a questo link: http://www.leonardobonetti.it/Appuntamenti.html

 

Siti Internet:
http://www.leonardobonetti.it
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Paola Elena Ferri