SKUNK ANANSIE AL BACCATANI WAVE 2016 DI TORRE REGINA GIOVANNA

05.08.2016 19:01

16 agosto 2016 - Inizio ore 21.00

Skunk Anansie Live @ Torre Regina Giovanna

Aftershow:  CONGOROCK - JOLLY MARE - TY1 

Open act: La Municipàl, Una, I Misteri del Sonno, Moustache Prawn!

Biglietto: 34.50 euro

 

Gli Skunk Anansie saranno gli headliner della serata del 16 agosto del Baccatani Wave 2016 di Torre Regina Giovanna, ad Apani (BR). Ad aprire la serata, La Municipàl, Una, I Misteri del Sonno e i Moustache Prawn. L'evento è organizzato da Torre Regina Giovanna, uno spazio eventi sito nella riserva naturale di Torre Guaceto, High Grade, Molly Arts Live, CoolClub.it e Area Metropolitana. Le prevendite sono disponibili su Ticketone e LiveNation.  A Lecce, presso Officine Cantelmo, Youm Music e Molly Malone.

Info: info@highgrade.it e mollyartslive@gmail.com

 

SKUNK ANANSIE

Con alle spalle una carriera di oltre vent’anni e molti dischi di platino, la rock band britannica degli Skunk Anansie è “ancora outsider” dice Skin, l’iconica front woman del gruppo. Ma a loro va bene così. “Le cose che ti fanno etichettare come diverso sono le stesse cose per cui la gente finisce con l’amarti.” La rock band (composta da Skin, il batterista Mark Richardson, il bassista Cass e il chitarrista Ace) si è dimostrata un’unione estremamente singolare fin dalla loro formazione nel ’94 – un potente e grintoso gruppo capitanato da una figura androgina dalla pelle nera e i capelli rasati a zero, con uno straordinario falsetto. Troppo “pesanti” per la scena del pop inglese, e assolutamente troppo originali per imitare i suoni del grunge americano, gli Skunk Anansie si sono scavati da soli la loro strada – un vortice di suoni taglienti guidato da una donna in una cultura stagnante e piena di sé. “Ci siamo affermati come parte del Brit Rock, ma non siamo mai stati davvero accettati all’interno di quel contesto” ricorda Skin con nonchalance. “I nostri modelli erano americani: i Rage Against The Machine, i Nirvana, i Pearl Jam. Sicuramente non ascoltavamo i Blur.” Lontani dai vincoli e da qualsiasi fedeltà alla scena, hanno guardato avanti, creando un loro sound selvaggio e una loro immagine: un grintoso “clit-rock” – parola coniata dalla stessa Skin che poi vari rocker e attivisti musicali hanno adottato come emblema del potere femminile contro l’egemonia maschile del rock. Hanno affrontato temi come il fascismo [Baby Swastika], il dogma [Selling Jesus], l’amore come conflitto [Weak, Hedonism], l’impatto della politica nel privato [Yes, Its Fucking Political]. All’inizio, il grande pubblico ha fatto fatica ad apprezzare questi brani “agitatori di coscienze”; i negozi di dischi, incapaci di accettare l’idea di una donna di colore come guida di una rock-band, etichettarono i loro album e singoli come “r&b”. Ma sono stati i brani esplosivi e i concerti elettrizzanti a costruire la loro devota fanbase, che si estende dalla madrepatria al continente. In meno di dieci anni si sono affermati come top artist degli anni ’90, vendendo più di 5 milioni di dischi, girando il mondo con 7 tour sold-out e pubblicando una serie di album: “Paranoid & Sunburnt” nel 1995, Stoosh nel 1996 e “Post Orgasmic Chill” nel 1999, lo stesso hanno in cui hanno suonato a Glastonbury come headliner. Skin era ormai diventata una musa della moda, un’icona per uomini e donne: ha duettato con Pavarotti davanti al Dalai Lama e si è esibita con la band all’ottantesimo compleanno di Nelson Mandela. Nel 2001, ci voleva una pausa. Quella che avrebbe dovuto essere una breve sosta è diventata un periodo sabbatico di nove anni durante il quale tutti e quattro i membri della band hanno rivolto le loro energie creative, verso vari progetti solisti [due progetti da solista, alcune attività come modella e una regolare attività da dj nel caso di Skin]. Il gruppo si è riunito nel 2009, ha pubblicato il best of “Smashes&Trashes” e nel 2010 è uscito “Wonderlustre”. “Wonderluste riguardava noi, l’essere di nuovo insieme. Black Traffic [2012] è stato il risultato del tour precedente, dei punti di vista sociali, politici e delle varie influenze che abbiamo incontrato durante la strada. Anarchytecture, invece, è un amalgama di tutte queste energie”.  Il disco è uscito il 15 gennaio e ha esordito in Italia al 5° posto della classifica degli album più venduti, e al 2° posto della classifica vinili. Dal 2009 tutti gli album della band sono usciti in Italia per Carosello Records. Il titolo, come molte frasi di Skin, nasce da quelle delicate “zone grigie” delle aspirazioni umane. Mentre “Black Traffic” riguardava lo squallido lato occulto della tecnologia, il dark web e le valute nascoste, “Anarchytecture” riguarda strutture più intangibili – quelle che costruiamo per noi stessi e quelle che sono costruite per noi da mani invisibili. Il titolo prende significati diversi per ogni membro della band, ma per Skin, “Anarchytecture” indica il confine inquieto tra struttura e caos, tra costrizione e libertà. Non è un album di rottura, dice Skin (“Ho giurato che non ne avrei mai più scritti”), ma è il residuo emotivo che una serie di “esplosioni” avvenute durante quest’anno nella sua vita privata ha lasciato ai versi – molti dei quali erano scarni costrutti nati in studio, nella pressione dell’ultimo momento. Tutto ciò che è emerso è stato propulsivo, fatto di ritmi notturni, brani ricchi di brama, manipolazione, potere, senso di perdita e personaggi complessi (ripresi dalla realtà) guidati da desideri oscuri, intensi e volatili. “Death To The Lovers”, pur mantenendo il loro inconfondibile stile, si differenzia per l'uso di drum machine e synth che accompagnano dolcemente l'eclettica voce della leader Skin, che cattura l’euforia che i suicidi dicono di provare negli istanti che precedono la loro morte (“Darkness comes, I feel magnificent”). Le trionfali chitarre e le percussioni militari di “We Are The Flames” raccontano un rifiuto rivolto direttamente alla macchina della propaganda e all’architettura controllata dallo stato, che pervade la vita moderna: la politica, la manipolazione, i social media, la sorveglianza. Gli Skunk Anansie sono artefici di alcuni degli inni più incisivi degli anni ’90, ma la loro visione è focalizzata sull’attualità, dice Ace. “L’intenzione era di creare ancora qualcosa di nuovo, di attingere alle cose che si trovano attorno a noi nel presente.” Contemporaneamente, il fondamento del loro suono originario è cambiato, andando sempre più verso un tipo di rock più asciutto, guidato dalla melodia, creato con precisione dal produttore Tom Dalgety [Royal Blood, Band of Skulls] e rafforzato da influenze elettroniche, direzione già intrapresa con “Black Traffic”. “Siamo ancora assolutamente una rock band” dice Skin ridendo. “Non ci siamo dati alla dubstep né niente del genere. Ma è sicuramente l’album con più groove che abbiamo mai fatto.” Questo groove emerge forte e chiaro nel potente ritmo di “In The Back Room” e nella profonda e pulsante linea di basso attaccata all’andamento serpentino delle chitarre. Quello che non è mai cambiato nella musica degli Skunk Anansie è l’inimitabile falsetto di Skin, che ha la stessa straordinaria e dura potenza che ha reso indimenticabili brani tormentati come “Charity” e “Weak”. “Anarchytecture” può definirsi intenso, contrassegnato più dall’oscurità che dalla luce, ma c’è una sana energia in questo lavoro, dice Cass – del tipo che solo le band con un vero affiatamento sanno creare. “Non è comune essere in una band per oltre 20 anni, e non soltanto suoniamo insieme, ci sentiamo come una famiglia. C’è molto amore in tutto questo.” Le mode vanno e vengono ma gli outsider come gli Skunk Anansie godono di una particolare longevità, sottolinea Mark. “Abbiamo una fanbase straordinaria, sia nel nostro paese sia all’estero, che ci spinge a continuare il nostro lavoro, a registrare e ad andare in tour.” Con la loro ricerca di musica sempre innovativa e la loro continua evoluzione, per gli Skunk Anansie è tutto riferito a “qui e adesso”.